
Note, commenti, scelte, sfide dell’Ing. Dell’Acqua
Devo dire che il compito non è stato per niente facile.
Non ho mai avuto la possibilità di vedere o provare il prototipo Innocenti. Le uniche immagini viste sono quelle presenti nel libro di Vittorio Tessera, dove si riesce chiaramente a notare le pesanti modifiche realizzate sul telaio originale per permettere l’alloggiamento dell’ingombrante motore.
Vi assicuro che il compito di far stare in un minor volume quanto Innocenti non era riuscita a fare, e per di più inserire nei pochi spazi rimanenti carburatori ben più grossi, senza modificare la geometria e la posizione del serbatoio e del bauletto originali, è stato decisamente complicato.
Non è tutto.
Si è voluto mantenere la filosofia del motore originale per avere un proseguo con quanto fatto 40 anni fa, anche per confermare che la direzione intrapresa dalla casa Milanese era valida.
L’albero motore, ad esempio, viene assemblato all’interno del carter. Lo abbiamo realizzato seguendo le linee guida dell’ultimo prototipo Innocenti, di cui siamo riusciti ad avere un disegno di massima, per di più incompleto. Rispetto quest’ultimo, il nostro è più grosso, più rigido, oltre a trasmettere meglio la coppia motrice. Alcuni accorgimenti aggiunti si sono rivelati validissimi, tanto che ha sorpreso anche me per la robustezza e le prestazioni mostrate finora.
Abbiamo analizzato bene anche la possibilità di utilizzare un albero motore differente, ovvero un albero in un sol pezzo, assemblato alla pressa, ma ciò comporta lo sfavorevolissimo svantaggio d’avere un carter aperto in due, sezionato su un piano per ovvie ragioni verticale, che avrebbe reso praticamente impossibile la realizzazione dei supporti motore. Quel che è peggio, è che ciò avrebbe ridotto la rigidezza torsionale dello stesso, per recuperar la quale avremmo dovuto mettere talmente tanti prigionieri tra le due mezze tali da non poter più alloggiare i carburatori in posizioni idonee entro i cofani. Non solo. Ciò avrebbe influito drasticamente e negativamente sulla geometria dei fissaggi del motore al telaio, pena la bocciatura del progetto perché il tutto non alloggiabile all’interno del telaio, a meno di complicate modifiche che nessun Lambrettista e noi per primi, è disposto ad accettare.
Come avete capito, tutte le scelte compiute sono un compromesso tra le diverse esigenze a cui si è dovuto far fronte.
Anche i cilindri sono discendenti dei prototipi Innocenti, con l’aspirazione comandata dal pistone. Quattro travasi, per di più non grandi come avrei voluto, ma l’interasse tra i due è talmente esiguo che quanto fatto è già un miracolo. Abbiamo pensato anche di utilizzare la valvola lamellare, ma è stata scartata unicamente perché l’incremento di volume in gioco avrebbe fatto assumere ai carburatori una posizione tale da metterli in interferenza sia con i cofani che con il bauletto. Non siamo disposti a sacrificarli per ovviare a questo problema.
Altre, poi, sono state le difficoltà e i problemi con cui si è avuto a che fare, ma per non tediarvi troppo non li riporto. Non voglio sottoporvi ad un poema. Sappiate solo che sono talmente tanti, che mi hanno tenuto occupato per moltissimo tempo.
Vi basti sapere che questo progetto mi ha impegnato nel tempo libero fino a dicembre 2006. Mia moglie, in qualche modo, se ne è fatta un po’ una ragione, ma ora ne è orgogliosa.
Dedico questo lavoro a mio figlio Gabriele di un anno. Che un giorno possa essere anche lui lambrettisticamente fiero del suo papà.
Ho voluto sintetizzare in queste mie poche righe, le linee guida e le difficoltà che hanno tracciato la strada maestra per la creazione, a mio avviso, del miglior prodotto lambrettistico degli ultimi trent’anni.
A presto.
Gianfranco Dell’Acqua
CONCLUSIONE:
Caro Franco, ingegner Franco, anche se non ti piace che ti chiamino così, è un piacere lavorare ed aver lavorato con te e i risultati sono venuti fuori; né io né tu abbiamo mai avuto dubbi a riguardo.